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venerdì 8 gennaio 2021

QUAND LE CIEL BAS ET LOURD...

Sono giorni lenti, faticosi, pesanti.

La scuola è ricominciata da ieri, e sembra si vada avanti da mesi.

Durante le vacanze ho cercato di pensare, immaginare, programmare, studiare - ne avevo voglia e bisogno. Poi il balletto del "rientriamo al 75%", "no, al 50%", "no, ancora in DaD" ha mandato tutto in malora.

Alterno momenti di grande carica, come ieri, dopo le lezioni in QuintaDiesel e QuartaSprint, a momenti in cui vorrei solo infilarmi sotto il piumone. I ragazzi non stanno meglio. Le ultime settimane di dicembre e i lavori di scrittura libera che ho corretto durante le vacanze hanno sollevato il coperchio su una realtà di disturbi del sonno e dell'attenzione, sintomi simil-depressivi, ansia, attacchi di panico, situazioni familiari difficili o difficilissime, lutti che - in questa situazione - sono ancora più difficili da elaborare.

Non so come ne usciremo, perché si ha la sensazione di non riuscire mai, per davvero, a ricaricare le energie. La continua incertezza su ciò che sarà domani non aiuta. Probabilmente - e credo che non mi sarei mai sognata di dirlo - starei meglio se sapessi di dover proseguire a distanza fino a giugno: un bel pianto, una bella crisi di nervi, e poi mi rimetterei in pista, a cercare di lavorare in modo ragionevole. Invece, è tutto un tirare a campare, che non fa bene a nessuno.

Tra poco, sarà ormai un anno di non-scuola.

martedì 29 dicembre 2020

ISTANTANEE

L'ormai QuartaSprint (ma anche la QuintaDiesel) mi ha chiesto, a furor di popolo, un nuovo giro di Istantanee dall'isolamento, che ho ribattezzato La seconda ondata. Ne ho assegnata una da consegnare entro la fine del trimestre.

Le sto leggendo ora. Le prime tre, in mero ordine alfabetico, sono un delizioso quadretto familiare, un potentissimo e sofferto monologo interiore, un racconto distopico. 

Tutte scritte bene bene bene.

Poi ditemi che non devo farmi domande su come impostiamo, nella scuola italiana, la didattica della scrittura.

venerdì 18 dicembre 2020

SFOGO

Sono stanchissima.

Si lavora male.

Lavoro male.

Diventa difficile calibrare il lavoro assegnato: troppo difficile, troppo facile. Valutazioni ballerine.

Non posso fare a meno di sentirmi in colpa e di mettere in discussione alcune cose che ho fatto, ma devo allo stesso tempo tenere ferma la posizione, soprattutto con certe classi.

Ho bisogno di tempo per riflettere, pianificare e progettare.

lunedì 26 ottobre 2020

LO STATO A, LO STATO B

Come dicevo, sarà lunga, lunghissima.

E sarà molto diverso rispetto a questa primavera: un conto è mettere in DaD una classe per tre mesi, dopo sei mesi di lavoro in presenza fatto in un certo modo; altro è farlo, fino a data da destinarsi, dopo sei settimane di didattica a mezzo servizio, metà in aula e metà a casa.

Per ora, le indicazioni dall'alto confliggono tra loro: le norme sulla tutela del lavoro impongono un massimo di 20 ore a schermo per gli studenti, le linee-guida ministeriali sulla DDI un minimo di 20. Trovate voi la quadra.

Da me, si è deciso per il mantenimento dell'orario settimanale, con la riduzione degli spazi da 60 a 45 minuti, così da dare agli studenti un quarto d'ora di pausa tra un'ora e l'altra.

Ora, io in primavera ho (abbastanza) retto, e ho offerto (credo) una didattica dignitosa ai miei studenti inchiodandomi alla scrivani 9/10 ore al giorno, weekend compresi, per fare una didattica molto diversa da quello che faccio solitamente in presenza (soprattutto per quanto riguardava la valutazione) e quindi preparare materiali, correggere, valutare, riprogrammare... Questo, però, con metà del mio orario consueto impegnato nelle lezioni in sincrono (la famosa lezione in streaming).

Un lavoro del genere è insostenibile per chiunque, se l'orario del docente resta, in pratica, quello di sempre (in 15 minuti di pausa posso rilassarmi un po' e compilare il registro e sbrigare qualche faccenduola burocratica, non certo preparare delle slides o un'esercitazione o correggere degli elaborati!); questo significa che, nelle lezioni in streaming dovrò, giocoforza, rifare una brutta copia di ciò che faccio normalmente in classe - e, soprattutto, dovrò mantenere, più o meno, le rituali prove scritte e interrogazioni.

Non sono convinta che ciò sia un bene, in termini di fatica e di efficacia, né per me né per i miei studenti, ma non sono nemmeno convinta che sia il male assoluto: ad esempio, credo che non sia un male riprendere l'abitudine al colloquio orale, soprattutto per le mie due quinte (la ex Quarta, ora QuintaDiesel e una nuova quinta, di cui magari vi parlerò più avanti). 

Quindi, almeno per questa settimana e per la prossima, tacerò, lavorerò e - soprattutto - osserverò.

Poi, si vedrà.

sabato 24 ottobre 2020

ANCORA TU? MA NON DOVEVAMO NON VEDERCI PIU'?

E così, da lunedì si ritorna in DaD.

E stavolta non saranno tre mesi, ma sarà lunga, lunghissima.

Il conto è presto fatto.

I primi risultati della chiusura delle scuole si vedranno tra un paio di settimane, intorno al 7/8 novembre:

  • caso a) non ci sono miglioramenti evidenti, e allora sarà lockdown duro (e cazzi amarissimi) per tutti;
  • caso b) i miglioramenti ci sono... e allora meglio che le scuole stiano chiuse ancora un paio di settimane, diciamo fino all'inizio di dicembre...
  • dicembre: vorrai mica limitare lo shopping natalizio e mandare in rovina i commercianti?
  • gennaio e febbraio: è possibile  (se durante le vacanze natalizie tutto andrà per il meglio) un tentativo di riapertura dopo l'Epifania, ma - siamo seri - sono i mesi del picco influenzale, davvero credete che il sistema sanitario reggerà?
  • marzo: è stato il mese peggiore del 2020, perché nel 2021 il virus dovrebbe essere più amichevole?
Quindi, se ci andrà non bene ma benissimo, ci rivediamo in classe non prima di aprile. A meno che non arrivi SanVaccino a proteggerci tutti. Ora pro nobis.

Ovviamente, sono incazzata, delusa, depressa e mi viene anche un po' (parecchio) da piangere.

Ovviamente, nessuno con un minimo di sale in zucca pensava che si potessero fare i miracoli (raddoppiare il numero dei docenti, raddoppiare gli spazi, raddoppiare i mezzi pubblici) e riparare in sei mesi a vent'anni almeno di sistematico saccheggio della scuola (e della sanità) pubblica.

Ovviamente, nessuno con un minimo di sale in zucca può pensare che ora, in Lombardia e nelle regioni più colpite, non siano necessarie misure emergenziali, alle quali, come cittadina, e pur con la morte nel cuore, non mi sento davvero di oppormi.

Però, però qualcosa si poteva fare, da subito, almeno per rendere la vita più facile alle scuole e limitare la pressione sui trasporti pubblici. Cosa? Queste cose, ad esempio:

  • sfruttare gli Esami di Stato in presenza per effettuare uno screening a campione che, probabilmente, avrebbe offerto qualche dato statistico ed epidemiologico in  più per capire come si propaga il virus in ambiente scolastico;
  • abrogare/mettere in mora la norma sul limite minimo di 27 alunni per la formazione delle classi prime;
  • abrogare/mettere in mora la norma sull'accorpamento delle classi parallele;
  • abrogare/mettere in mora la norma che prevede, per i docenti, la cattedra completa a 18 ore di lezione frontale, ritornando al sistema di "tot cattedre complete ogni X corsi", che consente sia una piena continuità didattica sia di avere un certo numero di ore a disposizione per lo svolgimento delle decine e decine di attività ed esigenze della scuola (sostituzioni docenti assenti, sorveglianze, attività di recupero e potenziamento...);
  • prevedere una sospensiva per tutte le attività non strettamente curricolari: CLIL, PCTO e quell'obbrobrio concettuale e didattico che è la nuova Educazione Civica;
  • evitare la riapertura delle graduatorie, riconfermando i docenti supplenti incaricati nell'a.s. 2019/20, così  da arrivare al 14 settembre con un organico quasi al completo (qualche buco da tappare o qualche rinuncia sarebbe stata comunque prevedibile);
  • ritornare, almeno temporaneamente, al sistema dei (cari, vecchi, ragionevolissimi) bacini d'utenza per le iscrizioni alla classe prima, così da limitare gli spostamenti sul territorio;
  • posticipare almeno alla fine di ottobre la riapertura di tutte le attività sportivo-ricreative nella fascia 0-19 anni, così da valutare prima l'impatto della riapertura delle scuole sulla circolazione del virus, senza aggiungere un altro potenziale moltiplicatore di contagi;
  • precettare gli automezzi del trasporto privato (che, tra l'altro, già paghiamo con i soldi pubblici, perché usufruiscono - giustamente - della CIG) per destinarli esclusivamente al trasporto degli studenti sulle tratte più frequentate (ma sarebbe servito anche uno studio preventivo dei flussi dei pendolari, che nessuno si è sognato di fare, in nessuna parte d'Italia);
  • prevedere l'apertura posticipata di banche, uffici pubblici, negozi non prima delle 10 del mattino (studenti sui mezzi dalle 7 alle 8.30, poi i lavoratori);
  • obbligare le aziende a proseguire, ove possibile, con il lavoro agile e il telelavoro, anziché far rientrare gli impiegati, in massa, negli uffici e nelle aziende (si possono obbligare a stare a casa davanti al pc i 15enni ma non i loro genitori?).
Ecco, credo che mettere in atto almeno qualcuna di queste azioni non sarebbe stata certo la panacea di tutti i mali, e probabilmente non avrebbe evitato o (forse ritardato?) il ricorso alla DaD, ma almeno non avrebbe lasciato noi docenti con la sensazione di essere stati lasciati, sì, comodamente seduti su un banco a rotelle, ma sul bordo del piano inclinato di galileiana memoria.

mercoledì 27 maggio 2020

ULTIMO GIORNO

E tutti dietro - genitori opinionisti giornalisti sapientoni vari - a uggiolare e sospirare e asciugarsi la lacrimuccia per il "simbolo" il "ricordo" il "rito di passaggio", come nelle migliori pagine di Cuore - primo fra tutti il Gran Maestro della Banalità, Massimo Gramellini (che poi mi chiedo, ma che razza di società è quella che ha delegato alla scuola, la maltrattata, bistrattata, impoverita scuola, ogni rito di passaggio, ogni forma di socializzazione?).
Ora.
Se le scuole possono essere sicure l'8 giugno, se posso far tornare in classe venticinque bambini e due insegnanti, perché non il 5? o il 3? o il 28 maggio? Cosa stiamo facendo tutti  casa? Siamo qui a pettinare le bambole [cit.]?
Io sono la prima a voler disperatamente tornare il prima possibile - domani, oggi, anzi, ieri - in classe, ma ci voglio tornare con tutti i crismi e in tutta sicurezza, per chi ci lavora e per chi ci studia. 
Perché la scuola non è un bar della movida - "e perché la movida sì e i bambini no"? Ma perché, o imbecilli, andare a fare l'aperitivo o in palestra non è obbligatorio, perché il gestore del bar non è civilmente e penalmente responsabile per un eventuale contagio, perché può sbattere fuori chi non indossa guanti e mascherina (se prescritti), perché bar ristoranti palestre estetisti non hanno a che fare con minorenni (mai sentito parlare di culpa in vigilando?).
Quindi, cari genitori opinionisti giornalisti sapientoni vari, organizzatelo pure, il vostro ultimo giorno: all'aperto, in un bel parco pubblico, da privati cittadini. Fatelo, fate incontrare i bambini, le maestre, i bidelli, cani gatti e porcospini.
Se non arrivano le forze dell'ordine a farvi una bella multa.

martedì 19 maggio 2020

CONTRADDIZIONI

Non ne posso più.
Sono stanca, stravolta, stremata.

Voglio tornare a scuola, al lavoro in classe.
Però mi rendo anche conto che per cercare di proporre ai miei alunni una didattica almeno dignitosa mi sono ingegnata, ho trovato soluzioni, ho sperimentato e fatto cose che, in presenza, non avrei nemmeno considerato, e che forse sarebbe un bene trasferire - almeno in parte - anche nella mia didattica (ex)abituale.

E quindi?
E quindi la DaD è (anche) cosa buona e giusta?

Nescio. Sed fieri sentio et excrucior.

lunedì 4 maggio 2020

SETTEMBRE, ANDIAMO... ALLA SCUOLA DELL'AZZO!

La Ministra ha detto che a settembre ripartiamo così: metà classe in aula a fare lezione, l'altra metà collegata da casa in streaming.
Cosa accadrà nello Scuolonesuperiorone?
Ore 8.05, cinquantotto vecchi pc su cui gira ancora Windows7 si accendono come un sol uomo, si collegano all'ADSL, aprono la "stanza virtuale" dello streaming, e appena il mouse fa "clic" sul Registro Elettronico per fare l'appello... fff crash booom! il sistema va in tilt, parte una scintilla dal server giù nel seminterrato, si appicca alle carte ammassate in archivio, al linoleum e alle spalliere della palestra, la scuola prende fuoco e addio ripresa della didattica per tutto l'a.s. 2020/21.
Alzi la mano chi è messo uguale.

venerdì 1 maggio 2020

CARTA E BIT

Ieri ho passato circa due ore ad inserire sul registro elettronico le valutazioni che ho dato finora ai lavori assegnati in DaD.
Due ore.
Sono stata da subito contraria all'idea di dare voti, tanto più a registro, alle attività a distanza - non possiamo firmare la presenza, mi pare di conseguenza logico che non possiamo neppure inserire dei voti - e l'ho detto apertamente nei tempi e luoghi deputati.
Poi, in una seconda riunione, evidentemente sceso a più miti consigli, il PresideManager ci ha proposto una delibera sulla DaD assolutamente accettabile e dignitosa (mi illudo che questo cambiamento sia dovuto, anche, ad un documento che gli ho fatto avere per interposta persona), che è stata votata a stragrande maggioranza.
Quindi, mi sono adeguata all'andazzo (al bastiancontrarismo c'è un limite, ed è quello dell'autolesionismo) e ho trascritto i voti.
Per due ore.
E, mentre lo facevo, ho pensato che, se avessimo avuto ancora i registri cartacei, sarebbero stati a scuola, chiusi nei nostri cassetti. Niente registro, niente voti. E, probabilmente, questo avrebbe costretto tutti a riflettere in modo molto diverso sulla valutazione nella DaD.

martedì 28 aprile 2020

TRE GALLINE SUL COMO'

Quindi, fatemi capire: fino all'altroieri se il pargoletto si faceva la bibi al ditino mentre pirleggiava in corridoio durante l'intervallo scattavano richieste di colloqui, moduli, assicurazioni e denunce per culpa in vigilando, e adesso, in piena pandemia, volete rimandarceli tutti in classe per farsi un po' di immunità di gregge e riportare a casa, insieme ai compiti e alle briciole della merenda, un bel pacchetto di vairus con cui infettare mamma, papà, nonni e zii?
Io, comunque, boh.

domenica 19 aprile 2020

FACCE

Mi mancano le facce.
La faccia di chi non ha capito ma si vergogna ad alzare la mano.
La faccia di ha capito una cosa difficile e si illumina di colpo.
La faccia di chi sta facendo lo sforzo di capire.
La faccia di chi "sì, prof, l'abbiamo capito, possiamo andare avanti, adesso?". 
La faccia di chi pensa ad altro e guarda fuori dalla finestra.
La faccia di chi è interessato.
La faccia di chi è annoiato.
La faccia di chi vorrebbe intervenire ma è troppo timido per farlo e aspetta che io intercetti il suo sguardo e lo chiami.
La faccia di chi vorrebbe intervenire ma si trattiene, per non intervenire sempre lui.
La faccia di chi ha bisogno di andare al bagno ma non vuole interrompere.
La faccia di chi "che cavolo sta dicendo, questa?".
La faccia di chi non vede l'ora che suoni la campanella.
La faccia di chi non vorrebbe che la campanella suonasse così presto.
La faccia di chi sa che sarà interrogato.
La faccia di chi spera di non essere interrogato.
La faccia di chi deve stare nel banco con un compagno che non sopporta.
La faccia di chi sta in banco col migliore amico.
La faccia di chi fa finta di niente ma sotto al banco si tiene per mano.
La faccia di chi è seduto in prima fila, e vorrebbe stare in fondo.
La faccia di chi si nasconde dietro al compagno davanti.
La faccia di chi sbircia sul banco del compagno. Davanti, dietro, di fianco, non importa.
La faccia di chi ha dimenticato il compito o il libro o il quaderno, e spera che non me ne accorga.
La faccia di chi "ma non potevo starmene a casa, oggi?".
La faccia di chi "meno male che oggi non sono stato a casa".
La faccia di chi, la scuola, è il minore dei mali.
La faccia di chi sta bene.
La faccia di chi sta male.
La faccia di chi non sa come sta.

Mi mancano le facce come se mi mancassero gli strumenti essenziali del mio lavoro, come se un medico dovesse fare diagnosi e prescrivere terapie attraverso uno schermo, senza misurare la pressione, sentire il battito, far tirare fuori la lingua.

Quando, un paio di settimane fa ho scoperto Meet Grid View e l'ho installato e ho chiesto alla QuartaDiesel di accendere per un momento tutte le webcam e li ho visti tutti lì, davanti a me, chi in camera, chi in cucina, chi sul balcone, e poi ho condiviso la mia schermata con loro e si sono visti tutti lì, loro, tutti insieme, e hanno tutti trattenuto il fiato per un istante e poi è partito un oooh collettivo, ecco, [lucciconi a parte] è stato un pochino, un pochino piccolo piccolo, come essere in classe.

Perché le classi sono fatte di facce.
Una per una, e tutte insieme.

giovedì 2 aprile 2020

IL PRIMO

E' arrivato.
Il primo lutto per Covid-19 nella famiglia di uno dei miei alunni.
Non è la prima volta che a qualcuno di miei studenti muore un nonno, una zia, talvolta anche un genitore o un fratello. Ma le altre volte è stato diverso: c'era un luogo, un gruppo, un momento, in cui si poteva stare vicini e fare un gesto, dire una parola, lanciare uno sguardo.
Adesso no.
Ed è un vuoto che rimbomba fortissimo.

sabato 21 marzo 2020

SONO FORTUNATA

Sono fortunata perché, al momento, sto bene, e anche i miei familiari stanno bene.
Devo stare a casa, è vero, ma continuo a lavorare, e percepisco uno stipendio, per questo, e non ho l'angoscia di non poter pagare spesa e bollette.
Nonostante la fatica e l'impegno, sto cercando di portare a casa il meglio, per i miei studenti e per me, da questa situazione: imparo cose nuove, non smetto di pensare, rifletto, cerco di essere critica.
La sveglia non è più puntata alle 6.40 del mattino, e - per una come me - è una meraviglia.
Tutte le mattine mando un vocale con una poesia ai miei studenti; tutte le sere, al telefono, leggo una filastrocca a Nipotella.
Quasi tutti i giorni cerco di fare una telefonata ad una persona cara: familiari, amici, colleghi.
Non vivo certo in una reggia, ma 65 mq per due (più canerigato) sono abbastanza comodi, ho uno studio in cui lavorare e se io o il Benza (il marito n.d.r.) vogliamo isolarci per un po' in una stanza possiamo farlo.
Ho una casa piena di libri e un abbonamento a Netflix: posso leggere, guardare film e serie tv, ascoltare musica.
Pratico yoga da dieci anni, e se mi sento inquieta, non riesco a dormire bene o la schiena scricchiola per le tante ore di immobilità, c'è sempre una tecnica di respirazione o una sequenza di posizioni che mi aiuta.
Posso uscire per una breve passeggiata con Canerigato.
Vivo in quartiere abbastanza verde, e quando apro la finestra vedo alberi e cielo.
Io e il Benza andiamo d'accordo, e sappiamo come ridere delle cose su cui si può ridere, anche se stare insieme 24/7 non è sempre rose&fiori.
Non è facile per nessuno vivere in isolamento prolungato, ma io sono fortunata, e cerco di ricordarmelo ogni giorno, per rispetto verso coloro per cui è molto, molto, molto più difficile che per me.

giovedì 19 marzo 2020

LA DIFFERENZA

Dicono che la didatticaadistanza sia inclusiva, dicono.
Dicono che questo forzato isolamento sia una specie di livella di Decurtisiana memoria, dicono.
Ditelo alla PiccolaLady, che appare in streaming dal giardino della sua villa sul lago, con il riflesso del sole sulle onde che fa capolino tra le fronde degli alberi secolari.
O ditelo a Brunetta, che si è costruita un paravento con il cartone degli scatoloni, così che i fratelli e i genitori che passano dietro di lei non disturbino la videolezione.
O ditelo a Frangialunga, che al dieci febbraio era già al limite delle assenze consentite per un intero anno scolastico, e se non si faceva vedere in classe, figuratevi su uno schermo.
O, ancora, ditelo a Ailovbasket, che, con una famiglia numerosa, senza insegnante di sostegno e senza educatore domiciliare, in questo momento è completamente sola, e non è in grado di gestire in autonomia tutto ciò che serve per rimanere agganciata, almeno un po', al lavoro della classe.
Però loro dicono. 
Senza sapere, senza conoscere, senza nemmeno fare lo sforzo di immaginare. 
Eppure dicono.

domenica 15 marzo 2020

L'OCCASIONE


C'è grande confusione sotto al cielo.
Soprattutto, riguardo alla valutazione delle attività didattiche a distanza (valuto? e cosa valuto? interrogo in streaming? non interrogo? e i recuperi delle insufficienze? e se copiano? e le prove scritte?).

Vi risparmio il delirio che si respira nelle chat e nelle email di noi docenti, visto anche il completo silenzio da parte del Ministero - non so voi, ma io mi chiedo cosa diamine stiano facendo laggiù: sono corsi in fabbrica a produrre mascherine? stanno dando una mano ai barellieri nei pronto soccorso? stanno controllando le funzioni algebriche delle curve epidemiologiche? stanno rileggendo La peste di Camus per trarre ispirazione? Boh.
Comunque.
Io ho deciso che, a parte l'accurata registrazione dei riscontri che sto chiedendo ai ragazzi sul lavoro svolto (questionari, elaborati scritti, brevi test online, brainstorming... - tutta roba che devo correggere, eh, un lavorone massacrante) - volete chiamarla valutazione formativa? chiamiamola così -, non effettuerò nessun tipo di valutazione formale e strutturata.
Per una serie di ragioni.
Se si tornasse in classe ad aprile (estremamente improbabile) avrei il tempo per almeno due valutazioni con tutti i crismi i timbri e i bolli di validità necessari, e con quelle - innappuntabili, incontestabili - arriverei allo scrutinio.
Se si tornasse in classe a maggio (più probabile, ma mmmh...), sarebbe comunque necessario un intervento legislativo per rendere valide a tutti gli effetti le valutazioni fatte in questo periodo di sospensione (che infatti, al momento, devono essere segnate come voto che non fa media - in blu, nel nostro registro elettronico), perché un secondo periodo di soli tre mesi effettivi va comunque sanato in qualche modo. In quel caso, tutte le mie annotazioni di cui sopra farebbero comunque brodo.
Se non si ritornasse affatto (ipotesi non esattamente peregrina)... ecchevelodicoaffà?
Ma soprattutto, non darò alcun tipo di valutazione "formale" perché, per la prima e probabilmente unica volta nella mia carriera, ho davvero l'occasione per mostrare ai ragazzi che si può studiare non per la verifica o per il voto, ma semplicemente perché imparare è bello e appagante e rende piena e migliore la vita.
E non me la lascerò certo scappare.

mercoledì 11 marzo 2020

SCHOLA OMNIA DIVISA EST...

In tutta questa situazione, si delineano con grande chiarezza (se ce ne fosse ulteriore bisogno) alcune grandi categorie di insegnanti.

  • Gli Imboscati. Sono quelli che già di norma non sanno usare un pc, non sanno tenere la classe, non sanno mandare una email, non sanno chi sia il coordinatore di materia (della loro materia). Ora messaggiano con grande nonchalance sulla chat docenti: ah, ma devo predisporre delle attività anche io?... eh, ma io non so usare [inserire nome di supporto tecnologico a piacere]... ah, sì, adesso fammi arrivare in Sicilia [non dite nulla, spero l'abbiano tenuto in quarantena sul treno] e poi mi organizzo...
  • I Tecnoefficienti. Quelli che devono dimostrare che chattano, meetano, hangoutano, zoomano, videopresentano, classroomano, aulavirtualano. Il problema è che spesso vogliono organizzare non solo il proprio, ma anche il tuo, di lavoro. E, sì, hanno rischiato il vaffanculo grosso come una casa. Stranamente, tra questi figurano un paio di personaggi altrimenti noti per il loro solerte fancazzismo e che invece paiono essere stati folgorati sulla via di Damasco della videolezione. Mah.
  • Gli Impiegati. Loro fanno. Non si sa bene cosa, non si sa bene come, ma fanno, con il loro ruolino di marcia da due powerpoint (quelli delle risorse digitali del libro di testo) e una videolezione a settimana. Senza porsi una domanda, fermarsi davanti ad un problema che non sia meramente tecnico. L'importante è che possano certificare di aver fatto.
  • I Francofortesi. Che, pur consapevoli della necessità che la scuola sia viva e presente in questa situazione (della cui drammaticità forse non tutti si sono ancora resi conto), mantenendo il suo ruolo educativo, si interrogano senza sosta sui risvolti etici, pedagogici, relazionali, sindacali, politici (a breve e a lungo termine) di tutto questo inaspettato uragano a distanza. E che, quando parlano con la stragrande maggioranza dei colleghi, non possono far altro che sentirsi, ancora una volta, brechtianamente, seduti dalla parte del torto.

QUAND LE CIEL BAS ET LOURD...

Sono giorni lenti, faticosi, pesanti. La scuola è ricominciata da ieri, e sembra si vada avanti da mesi. Durante le vacanze ho cercato di pe...