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venerdì 8 gennaio 2021

QUAND LE CIEL BAS ET LOURD...

Sono giorni lenti, faticosi, pesanti.

La scuola è ricominciata da ieri, e sembra si vada avanti da mesi.

Durante le vacanze ho cercato di pensare, immaginare, programmare, studiare - ne avevo voglia e bisogno. Poi il balletto del "rientriamo al 75%", "no, al 50%", "no, ancora in DaD" ha mandato tutto in malora.

Alterno momenti di grande carica, come ieri, dopo le lezioni in QuintaDiesel e QuartaSprint, a momenti in cui vorrei solo infilarmi sotto il piumone. I ragazzi non stanno meglio. Le ultime settimane di dicembre e i lavori di scrittura libera che ho corretto durante le vacanze hanno sollevato il coperchio su una realtà di disturbi del sonno e dell'attenzione, sintomi simil-depressivi, ansia, attacchi di panico, situazioni familiari difficili o difficilissime, lutti che - in questa situazione - sono ancora più difficili da elaborare.

Non so come ne usciremo, perché si ha la sensazione di non riuscire mai, per davvero, a ricaricare le energie. La continua incertezza su ciò che sarà domani non aiuta. Probabilmente - e credo che non mi sarei mai sognata di dirlo - starei meglio se sapessi di dover proseguire a distanza fino a giugno: un bel pianto, una bella crisi di nervi, e poi mi rimetterei in pista, a cercare di lavorare in modo ragionevole. Invece, è tutto un tirare a campare, che non fa bene a nessuno.

Tra poco, sarà ormai un anno di non-scuola.

martedì 29 dicembre 2020

ISTANTANEE

L'ormai QuartaSprint (ma anche la QuintaDiesel) mi ha chiesto, a furor di popolo, un nuovo giro di Istantanee dall'isolamento, che ho ribattezzato La seconda ondata. Ne ho assegnata una da consegnare entro la fine del trimestre.

Le sto leggendo ora. Le prime tre, in mero ordine alfabetico, sono un delizioso quadretto familiare, un potentissimo e sofferto monologo interiore, un racconto distopico. 

Tutte scritte bene bene bene.

Poi ditemi che non devo farmi domande su come impostiamo, nella scuola italiana, la didattica della scrittura.

venerdì 18 dicembre 2020

SFOGO

Sono stanchissima.

Si lavora male.

Lavoro male.

Diventa difficile calibrare il lavoro assegnato: troppo difficile, troppo facile. Valutazioni ballerine.

Non posso fare a meno di sentirmi in colpa e di mettere in discussione alcune cose che ho fatto, ma devo allo stesso tempo tenere ferma la posizione, soprattutto con certe classi.

Ho bisogno di tempo per riflettere, pianificare e progettare.

lunedì 26 ottobre 2020

LO STATO A, LO STATO B

Come dicevo, sarà lunga, lunghissima.

E sarà molto diverso rispetto a questa primavera: un conto è mettere in DaD una classe per tre mesi, dopo sei mesi di lavoro in presenza fatto in un certo modo; altro è farlo, fino a data da destinarsi, dopo sei settimane di didattica a mezzo servizio, metà in aula e metà a casa.

Per ora, le indicazioni dall'alto confliggono tra loro: le norme sulla tutela del lavoro impongono un massimo di 20 ore a schermo per gli studenti, le linee-guida ministeriali sulla DDI un minimo di 20. Trovate voi la quadra.

Da me, si è deciso per il mantenimento dell'orario settimanale, con la riduzione degli spazi da 60 a 45 minuti, così da dare agli studenti un quarto d'ora di pausa tra un'ora e l'altra.

Ora, io in primavera ho (abbastanza) retto, e ho offerto (credo) una didattica dignitosa ai miei studenti inchiodandomi alla scrivani 9/10 ore al giorno, weekend compresi, per fare una didattica molto diversa da quello che faccio solitamente in presenza (soprattutto per quanto riguardava la valutazione) e quindi preparare materiali, correggere, valutare, riprogrammare... Questo, però, con metà del mio orario consueto impegnato nelle lezioni in sincrono (la famosa lezione in streaming).

Un lavoro del genere è insostenibile per chiunque, se l'orario del docente resta, in pratica, quello di sempre (in 15 minuti di pausa posso rilassarmi un po' e compilare il registro e sbrigare qualche faccenduola burocratica, non certo preparare delle slides o un'esercitazione o correggere degli elaborati!); questo significa che, nelle lezioni in streaming dovrò, giocoforza, rifare una brutta copia di ciò che faccio normalmente in classe - e, soprattutto, dovrò mantenere, più o meno, le rituali prove scritte e interrogazioni.

Non sono convinta che ciò sia un bene, in termini di fatica e di efficacia, né per me né per i miei studenti, ma non sono nemmeno convinta che sia il male assoluto: ad esempio, credo che non sia un male riprendere l'abitudine al colloquio orale, soprattutto per le mie due quinte (la ex Quarta, ora QuintaDiesel e una nuova quinta, di cui magari vi parlerò più avanti). 

Quindi, almeno per questa settimana e per la prossima, tacerò, lavorerò e - soprattutto - osserverò.

Poi, si vedrà.

mercoledì 23 settembre 2020

CASIDACOVID 2

Al momento, nello Scuolonesuperiorone, le classi frequentano al 50% su turnazione settimanale.

L'altro giorno, in una classe prima:

Prof: "Mi spiace molto per questa situazione, soprattutto per voi di prima: chissà quando riuscirete a conoscervi tutti, anche con l'altra metà dei compagni...".

Alunno: "Prof, ma noi ci conosciamo già: abbiamo fatto un gruppo Whatsapp e sabato siamo andati tutti insieme a mangiare al MacDonald".

#noncenecoviddi

mercoledì 16 settembre 2020

MEZZO SERVIZIO, DOPPIO LAVORO?

Come è possibile fare lezione con metà alunni in classe e metà a casa?

Mi angustio e arrovello da giorni, ma davvero non riesco a trovare una soluzione.

La via facile, sulla cui validità didattica ho però più di un dubbio, sarebbe quella di trasmettere via streaming la mia lezione a chi resta a casa. Già, però servirebbero una strumentazione tecnica adeguata (e nello ScuoloneSuperiorone è da anni in corso una guerra senza tregua con il comparto tecnico) e una connettività da CNN o Al Jazeera - e LiceoFigo, che condivide con noi i cavi della fibra, pur con una faraonica e millimetrica organizzazione partita a luglio, lunedì mattina ha acceso tutte le LIM, le ha connesse alla rete e il sistema è collassato nel giro di mezz'ora.

La via difficile, praticamente impossibile, è quella di pensare a due attività parallele per chi è in classe e chi è a casa, ma sono tormentata da due questioni:

1. io dedico l'80-90% del mio tempo in classe alla lettura, analisi e commento dei testi, già riducendo al minimo e affidando a studenti, manuale ed altri supporti le parti teoriche: come faccio a lasciare al lavoro autonomo degli studenti testi come La ginestra o Rosso Malpelo o la Prefazione a La coscienza di Zeno? Che senso ha leggere - a scuola, non all'università per un esame da non frequentante - quei passi senza la ricchezza, la varietà, l'imprevedibilità del lavoro di una comunità ermeneutica?

2. sono certamente in grado di predisporre dei materiali che in qualche modo sostengano e "compensino" il lavoro autonomo di chi lavora da casa: l'ho fatto per tre mesi e mezzo, durante la DaD, ma l'ho fatto avendo la metà delle ore di lezione, senza il dispendio di tempo di andate e ritorni da scuola, ore buche et similia, ed è stato comunque massacrante. Preparare una doppia lezione, in presenza e a distanza, per tutte le 18 ore di lezione, è un bagno di sangue non sostenibile per più di un paio di settimane.

E quindi? E quindi non lo so, per la prima volta, in quasi vent'anni di insegnamento, davvero non lo so. Anche perché PresideManager, dopo anni di decisionismo duro&puro, è timoroso, ondivago e beccheggiante. 

E a me sta venendo il mal di mare.

venerdì 4 settembre 2020

I RECUPERANTI

Erano solo quattro, come i cavalieri dell'Apocalisse: Stolidità, Ignoranza, Inconsapevolezza e Scazzo.

Ci hanno messo un'ora (in quattro) a tradurre una frasetta con la prima declinazione, il presente indicativo e due complementi indiretti.

Non erano in grado di distinguere un genitivo plurale da un ablativo singolare.

Ma io sono entrata in una classe che non fosse la Terra desolata.

Ho fatto l'appello.

Ho acceso la LIM (che non funzionava, of course).

Ho scritto alla lavagna col gesso.

Ho tossito polvere di gesso che, coviddi, lèvate proprio.

Ho spiegato regole, inventato esempi, posto domande.

Ho fatto, per la prima volta da venerdì 21 febbraio 2020, dopo centonovantasei giorni, il mio lavoro, quello vero, quello che amo.

(mi sono commossa? naaah...)


mercoledì 10 giugno 2020

UN DOTTORATO IN BUROCRAZIA

Volevate sfiancarmi con la burocrazia post-DaD, eh?
Volevate che non dessi neanche un'insufficienza e che dicessi che la programmazione è stata svolta regolarmente?
Volevate, eh?
Beh, ve lo dirò in francese: stocazzo.
Stocazzo, perché ho compilato tutti i P.A.I. (Piano di apprendimento individualizzato) con due frasette buone per tutte le stagioni, le classi e gli alunni: Obiettivi - contenuti come da programma svolto, Strategie - recupero estivo come indicato nel file dei compiti, il resto bla bla a seconda dell'organizzazione dell'a.s. 2020/2021.
E stocazzo reloaded per i P.I.A. (Piano di integrazione delle attività), in cui, è ovvio, ho dovuto scrivere che rimodulerò la programmazione didattica dell'anno prossimo anche a seconda dell'organizzazione scolastica, ma ho scritto nero su bianco tutte le cose che avrei voluto fare e che non ho fatto causa DaD - qualcuna perché non c'è stato il tempo, qualcuna perché mancavano i mezzi, qualcuna perché non era proprio il caso.
Perché, cazzo, non avrete mai il mio silenzio-assenso per affermare che, nonostante le ore ridotte e nonostante la distanza, con la DaD, alla fine, si fanno le stesse cose che si fanno in classe - e che, quindi, tanto vale la DaD, nevvero?

martedì 19 maggio 2020

CONTRADDIZIONI

Non ne posso più.
Sono stanca, stravolta, stremata.

Voglio tornare a scuola, al lavoro in classe.
Però mi rendo anche conto che per cercare di proporre ai miei alunni una didattica almeno dignitosa mi sono ingegnata, ho trovato soluzioni, ho sperimentato e fatto cose che, in presenza, non avrei nemmeno considerato, e che forse sarebbe un bene trasferire - almeno in parte - anche nella mia didattica (ex)abituale.

E quindi?
E quindi la DaD è (anche) cosa buona e giusta?

Nescio. Sed fieri sentio et excrucior.

venerdì 1 maggio 2020

CARTA E BIT

Ieri ho passato circa due ore ad inserire sul registro elettronico le valutazioni che ho dato finora ai lavori assegnati in DaD.
Due ore.
Sono stata da subito contraria all'idea di dare voti, tanto più a registro, alle attività a distanza - non possiamo firmare la presenza, mi pare di conseguenza logico che non possiamo neppure inserire dei voti - e l'ho detto apertamente nei tempi e luoghi deputati.
Poi, in una seconda riunione, evidentemente sceso a più miti consigli, il PresideManager ci ha proposto una delibera sulla DaD assolutamente accettabile e dignitosa (mi illudo che questo cambiamento sia dovuto, anche, ad un documento che gli ho fatto avere per interposta persona), che è stata votata a stragrande maggioranza.
Quindi, mi sono adeguata all'andazzo (al bastiancontrarismo c'è un limite, ed è quello dell'autolesionismo) e ho trascritto i voti.
Per due ore.
E, mentre lo facevo, ho pensato che, se avessimo avuto ancora i registri cartacei, sarebbero stati a scuola, chiusi nei nostri cassetti. Niente registro, niente voti. E, probabilmente, questo avrebbe costretto tutti a riflettere in modo molto diverso sulla valutazione nella DaD.

martedì 21 aprile 2020

AI RIAPERTORI

A tutti coloro che vogliono riaprire le scuole al più presto.*

Dove eravate, quando la Ministra Moratti ha falcidiato il tempo pieno nella scuola primaria e secondaria di I grado?
Dove eravate, quando la Ministra Moratti ha rivisto le modalità di assegnazione delle supplenze brevi, facendo sì che classi rimanessero scoperte anche fino a due settimane senza che si potesse chiamare un supplente?
Dove eravate, quando la Ministra Moratti (sempre lei) ha rivisto le modalità di costruzione dell'orario-cattedra, mandando a monte la continuità didattica e aggravando il carico di lavoro per ciascun docente (almeno una classe in più) a parità di stipendio?
Dove eravate, quando la Ministra Gelmini ha ridotto il tempo-scuola in tutti gli indirizzi della scuola secondaria di II grado?
Dove eravate, quando la Ministra Gelmini e il Ministro Tremonti hanno tagliato otto miliardi di euro alla scuola pubblica (29 ottobre 2008, io mi ricordo, sì, mi ricordo) e hanno bloccato il rinnovo del contratto dei docenti?
Dove eravate, quando la Ministra Gelmini (sempre lei, ancora) ha decretato che non si potessero più istituire classi prime con meno di 27 alunni, aprendo così l'era delle "classi pollaio"?
Dove eravate, quando la Ministra Gelmini ha innalzato da 20 a 25 il numero massimo di studenti per classe in presenza di un alunno disabile?
Dov'eravate, quando le riforme pensionistiche hanno costretto a rimanere in cattedra migliaia di docenti ultrassessantenni?
Dove eravate, quando, ogni anno, le leggi finanziarie tagliavano fondi alla scuola pubblica?
Dove eravate, quando i docenti chiedevano procedure chiare e stabili per i percorsi di abilitazione e immissione in ruolo?
Dove eravate, quando i servizi di pulizia e manutenzione venivano esternalizzati?
Dove eravate, quando i soffitti crollavano e le palestre venivano chiuse perché inagibili?
Dove eravate, mentre facevamo i doppi turni perché mancavano le aule?
Dove eravate, ogni giorno, quando i vostri figli entravano in scuole che, al 90%, non rispettano le normative minime delle leggi sulla sicurezza?
Dove eravate, allora, mi chiedo?

Almeno, abbiate la decenza di non nascondervi dietro il dito del diritto all'istruzione, perché, se ve ne fosse fregato qualcosa del diritto all'istruzione, e vi foste battuti con articoli e petizioni, come state facendo ora, forse adesso avremmo scuole con spazi e strutture dignitosi e un rapporto alunni/docenti  dignitoso, tali da consentire una riapertura in tempi dignitosi, con garanzie di sicurezza dignitose, per garantire ai vostri figli un'istruzione dignitosa.
Ah, no, quella sono anni che facciamo di tutto per garantirgliela, nonostante tutto.

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*Una (doverosa ma inutile) precisazione: tra coloro che vorrebbero poter riaprire le scuole al più presto ci sono, e in primissima fila, gli insegnanti, che sono i più consapevoli dei problemi e delle difficoltà che la DaD comporta anche per gli studenti e per le famiglie, dal momento che la fanno ogni santo giorno, weekend inclusi.

lunedì 20 aprile 2020

CAMBIO DELL'ORA

Stamattina non ho controllato l'agenda di classe e sono entrata nella "stanza" dello streaming con la QuartaDiesel con quasi un quarto d'ora di ritardo, un po' come quando scendo trafelata dal terzo piano, dopo aver tirato in lungo la lezione in TerzaSprint.
E loro erano lì, che se la chiacchieravano e ridevano in ordine sparso. Proprio come quando scendo trafelata dal terzo piano dopo aver tirato in lungo la lezione in TerzaSprint.
Poi mi hanno visto e si sono ricomposti, buongiorno prof, come sta.
E io, invece, avrei voluto stare lì, nascosta dietro lo schermo, ad ad ascoltarli mentre parlavano di quella volta che e si lamentavano dei troppi compiti di inglese.
Mi sa che lo rifaccio.
Arrivare in ritardo, dico.
Proprio come quando scendo trafelata dal terzo piano dopo aver tirato in lungo la lezione in TerzaSprint.

domenica 19 aprile 2020

FACCE

Mi mancano le facce.
La faccia di chi non ha capito ma si vergogna ad alzare la mano.
La faccia di ha capito una cosa difficile e si illumina di colpo.
La faccia di chi sta facendo lo sforzo di capire.
La faccia di chi "sì, prof, l'abbiamo capito, possiamo andare avanti, adesso?". 
La faccia di chi pensa ad altro e guarda fuori dalla finestra.
La faccia di chi è interessato.
La faccia di chi è annoiato.
La faccia di chi vorrebbe intervenire ma è troppo timido per farlo e aspetta che io intercetti il suo sguardo e lo chiami.
La faccia di chi vorrebbe intervenire ma si trattiene, per non intervenire sempre lui.
La faccia di chi ha bisogno di andare al bagno ma non vuole interrompere.
La faccia di chi "che cavolo sta dicendo, questa?".
La faccia di chi non vede l'ora che suoni la campanella.
La faccia di chi non vorrebbe che la campanella suonasse così presto.
La faccia di chi sa che sarà interrogato.
La faccia di chi spera di non essere interrogato.
La faccia di chi deve stare nel banco con un compagno che non sopporta.
La faccia di chi sta in banco col migliore amico.
La faccia di chi fa finta di niente ma sotto al banco si tiene per mano.
La faccia di chi è seduto in prima fila, e vorrebbe stare in fondo.
La faccia di chi si nasconde dietro al compagno davanti.
La faccia di chi sbircia sul banco del compagno. Davanti, dietro, di fianco, non importa.
La faccia di chi ha dimenticato il compito o il libro o il quaderno, e spera che non me ne accorga.
La faccia di chi "ma non potevo starmene a casa, oggi?".
La faccia di chi "meno male che oggi non sono stato a casa".
La faccia di chi, la scuola, è il minore dei mali.
La faccia di chi sta bene.
La faccia di chi sta male.
La faccia di chi non sa come sta.

Mi mancano le facce come se mi mancassero gli strumenti essenziali del mio lavoro, come se un medico dovesse fare diagnosi e prescrivere terapie attraverso uno schermo, senza misurare la pressione, sentire il battito, far tirare fuori la lingua.

Quando, un paio di settimane fa ho scoperto Meet Grid View e l'ho installato e ho chiesto alla QuartaDiesel di accendere per un momento tutte le webcam e li ho visti tutti lì, davanti a me, chi in camera, chi in cucina, chi sul balcone, e poi ho condiviso la mia schermata con loro e si sono visti tutti lì, loro, tutti insieme, e hanno tutti trattenuto il fiato per un istante e poi è partito un oooh collettivo, ecco, [lucciconi a parte] è stato un pochino, un pochino piccolo piccolo, come essere in classe.

Perché le classi sono fatte di facce.
Una per una, e tutte insieme.

mercoledì 15 aprile 2020

DISTORSIONE TEMPORALE

Cos'ho fatto in questi giorni di vacanze pasquali?
Ho corretto, come al solito.
Mezzo pacco di temi cartacei che era lì ad aspettarmi, derelitto, da fine febbraio.
(e un po' di altra roba, anche)

Questo la dice parecchio lunga su quanto sia impegnativa - almeno per me - la gestione della DaD.

mercoledì 8 aprile 2020

CHIACCHIERE DA STREAMING

Piano piano, non so bene come, si sta creando una piccola ritualità anche delle lezioni in streaming, soprattutto con alcune classi: quando si apre la connessione, mentre si aspetta che tutti siano entrati nella "stanza virtuale", quello è il momento della chiacchiera, del "come va? tutto bene?", "oh, guarda che bel gatto!", "ma che capelli hai, stamattina?", "prof, dov'è Canerigato*?", "Dawn, la mamma [commessa in un grande supermercato della città] sta bene? sta facendo turni molto lunghi?" "e la tua [operatrice sanitaria], Vita?" "oh, ma che bel copriletto!" e così via.
La webcam, poi, ha strani effetti: chi non la patisce per niente, chi la accende solo sotto minaccia di tortura, chi invece - forse sentendosi più protetto dalle quattro mura domestiche - invece prende coraggio, e parla e interviene quanto in classe non ha mai fatto, come FollettoOcchialuto: dopo una seconda silente, una terza con qualche barbaglio di vitalità, già dall'inizio di quest'anno (complice anche Ariosto) ha sfoderato una vena di sottile umorismo che ora sta venendo pienamente alla luce (dello schermo).
Stamattina, con la QuartaDiesel, prima di affondare le teste nell'Ortis, si parlava di cucina (Ugo, amante dei piaceri della vita, avrebbe apprezzato, lo so).
PescePilota: "Prof, io non avevo mai preso in mano nemmeno un cucchiaio, e invece adesso sto cucinando un sacco!
"Anch'io!"
"Anch'io"
"Io no, prof, io mangio e basta"
"Io sto facendo un sacco la pizza!"
Fanta (rientrata finalmente dagli USA): "Io l'altra sera ho provato a fare la pizza, ma con il lievito in bustina: è venuta una schifezza, mai più!"
PescePilota: "Eh, no, devi usare il lievito di birra!"
Fanta: "Ma non l'ho trovato!"
"Nemmeno io"
Serenella: "Ma prof, ma non si trova più il lievito! Sembra che tutti facciano la pizza ogni giorno!"
"Vero!"
Io: "Vero, ragazzi... so che qualcuno ha cominciato a fare la pasta madre, ma mi pare sia un po' complicata da gestire"
FollettoOcchialuto, scuotendo la testa: "Sì, prof, guardi, è un casino: e rinfresca qui, e aggiungi là, e è troppo calda, e è troppo fredda, è troppo asciutta, no, è troppo bagnata... a 'sto punto, io mi prendo un cucciolo!".

Ragazzi, meno male che ci siete.

*Canerigato è ovviamente già una star dello streaming, soprattutto quando rientra dalla passeggiata di metà mattina ululando di gioia.

giovedì 2 aprile 2020

IL PRIMO

E' arrivato.
Il primo lutto per Covid-19 nella famiglia di uno dei miei alunni.
Non è la prima volta che a qualcuno di miei studenti muore un nonno, una zia, talvolta anche un genitore o un fratello. Ma le altre volte è stato diverso: c'era un luogo, un gruppo, un momento, in cui si poteva stare vicini e fare un gesto, dire una parola, lanciare uno sguardo.
Adesso no.
Ed è un vuoto che rimbomba fortissimo.

venerdì 27 marzo 2020

LA DaD SALVATA DAI RAGAZZINI

Uno degli effetti collaterali della DaD è la messa a nudo (e, forse, l'incancrenimento) delle idiosincrasie di ciascun insegnante: il severo è più severo, il lasco è più lasco, il boh è boh.
Ad esempio, Sevillana, che già non era nota per le sue doti di flessibilità e adattabilità, sta scivolando in una sorta di delirio ossessivo-compulsivo da controllo: deve verificare minuto per minuto la presenza dei singoli studenti in streaming, pretende l'attenzione più assidua e vuole mettere note a chi non sa a che pagina del libro sia arrivata la spiegazione, si interroga su dove segnare i richiami sul comportamento, fa inquadrare in webcam la scrivania degli interrogati affinché non vi tengano libri o appunti.
Il tutto, ovviamente, lamentandosene ad intervalli regolari e ravvicinati con chilometrici messaggi nella chat del consiglio di classe della SecondaComplicata.
Ieri pomeriggio, infatti, quando ho riacceso il cellulare (che avevo spento durante la registrazione di un paio di videini), sono stata inondata da ventordicimila messaggi.

  • S: Ecco insomma non è possibile!
  • Ma cos'è successo?
  • S: Non lo so, non capisco, c'è sempre qualcuno che cerca di entrare nelle mie lezioni in streaming!
  • Ma non è qualcuno che cerca di entrare con un'email personale e non istituzionale?
  • Ah, può essere, a me succede, ogni tanto...
  • S: No, no, non è quello! Cerca di entrare in continuazione, e io devo continuamente interrompermi per negargli l'accesso! E poi capita sempre e solo in questa classe!
  • Ma chi è?
  • S: Non lo so, non capisco bene, ha un nome strano...
  • Ma chi?
  • Ma cosa?
  • Sarà stato Trottola: chiede sempre di andare in bagno...
  • S: ah, sì ecco, aveva un nome tipo "Ciro o' Madonnaro"!
"Ciro o' Madonnaro", non si chi tu sia (in realtà, una mezza idea ce l'ho, eccome), ma ti giuro che, appena ti becco, un 10 in pagella non te lo leva nessuno.


mercoledì 18 marzo 2020

VIDEOCONFERENZA

Il momento di maggior successo delle mie videoconferenze è, senza dubbio, quello in cui il Canerigato, di rientro dalla passeggiata di metà mattina, saluta la classe con un ululato.

domenica 15 marzo 2020

L'OCCASIONE


C'è grande confusione sotto al cielo.
Soprattutto, riguardo alla valutazione delle attività didattiche a distanza (valuto? e cosa valuto? interrogo in streaming? non interrogo? e i recuperi delle insufficienze? e se copiano? e le prove scritte?).

Vi risparmio il delirio che si respira nelle chat e nelle email di noi docenti, visto anche il completo silenzio da parte del Ministero - non so voi, ma io mi chiedo cosa diamine stiano facendo laggiù: sono corsi in fabbrica a produrre mascherine? stanno dando una mano ai barellieri nei pronto soccorso? stanno controllando le funzioni algebriche delle curve epidemiologiche? stanno rileggendo La peste di Camus per trarre ispirazione? Boh.
Comunque.
Io ho deciso che, a parte l'accurata registrazione dei riscontri che sto chiedendo ai ragazzi sul lavoro svolto (questionari, elaborati scritti, brevi test online, brainstorming... - tutta roba che devo correggere, eh, un lavorone massacrante) - volete chiamarla valutazione formativa? chiamiamola così -, non effettuerò nessun tipo di valutazione formale e strutturata.
Per una serie di ragioni.
Se si tornasse in classe ad aprile (estremamente improbabile) avrei il tempo per almeno due valutazioni con tutti i crismi i timbri e i bolli di validità necessari, e con quelle - innappuntabili, incontestabili - arriverei allo scrutinio.
Se si tornasse in classe a maggio (più probabile, ma mmmh...), sarebbe comunque necessario un intervento legislativo per rendere valide a tutti gli effetti le valutazioni fatte in questo periodo di sospensione (che infatti, al momento, devono essere segnate come voto che non fa media - in blu, nel nostro registro elettronico), perché un secondo periodo di soli tre mesi effettivi va comunque sanato in qualche modo. In quel caso, tutte le mie annotazioni di cui sopra farebbero comunque brodo.
Se non si ritornasse affatto (ipotesi non esattamente peregrina)... ecchevelodicoaffà?
Ma soprattutto, non darò alcun tipo di valutazione "formale" perché, per la prima e probabilmente unica volta nella mia carriera, ho davvero l'occasione per mostrare ai ragazzi che si può studiare non per la verifica o per il voto, ma semplicemente perché imparare è bello e appagante e rende piena e migliore la vita.
E non me la lascerò certo scappare.

QUAND LE CIEL BAS ET LOURD...

Sono giorni lenti, faticosi, pesanti. La scuola è ricominciata da ieri, e sembra si vada avanti da mesi. Durante le vacanze ho cercato di pe...